Cessione Del Quinto Per Donne In Maternità

Oggi parliamo della cessione del quinto per donne in maternità, un argomento che interessa le numerose future mamme che desiderano capire cosa succede quando la loro busta paga viene o ridotta o sospesa.

Come ben sai la cessione del quinto è un prestito garantito e non finalizzato che sia i dipendenti pubblici e privati, ma non solo, possono richiedere per soddisfare il bisogno di liquidità. Come dice il nome stesso, però, questo prestito prevede la cessione di una parte dello stipendio (massimo il quinto, ovvero il 20% dello stipendio) con addebito diretto sulla busta paga.

Ecco che nel momento in cui una donna richiede l’aspettativa per maternità è importante che sappia come verrà gestito il rimborso del prestito contratto se la busta paga è ridotta o direttamente sospesa per il periodo di assenza dal lavoro. Addentriamoci nell’argomento.

Accesso alla cessione del quinto

Durante il periodo di maternità gli istituti bancari o finanziari sono restii a concedere un prestito mediante cessione del quinto dello stipendio. Per quale motivo? Possiamo dire per autotutelarsi, dal momento che è possibile una dipendente possa richiedere un periodo di congedo facoltativo. In tal frangente, come vedremo dopo, la rata del prestito non viene addebitata, ma ripianificata nelle successive mensilità.

Che cosa vuol dire questo? Semplicemente che:

Per richiedere la cessione del quinto per donne in maternità, la dipendente deve dimostrare di essere rientrata in servizio. Oppure deve richiederla nel periodo che precede il congedo per maternità.

E in quest’ultimo caso cosa succede?

Se il soggetto richiedente sottoscrive una cessione prima di beneficiare del congedo di maternità, la rata del prestito viene comunque addebitata.

Normativa vigente

Cessione Del Quinto Per Donne In Maternità Normativa VigenteOra guarda questo. In base a quanto stabilito dalla legge, nel caso in cui lo stipendio viene ridotto di oltre il 30%, la rata del prestito va rimodulata in maniera proporzionale o addirittura sospesa momentaneamente.

Ne consegue, ovviamente, che il piano di ammortamento subisce una ripianificazione e una traslazione in avanti in relazione al numero di rate che non sono ancora state pagate.

Una volta giunti alla fine del prestito, vengono addebitati gli eventuali interessi di mora da corrispondere.

Chiaramente ciò avviene perché lo stipendio, anche se scorporato del 20%, viene comunque regolarmente versato. Quando si parla quindi di cessione del quinto per donne in maternità, è opportuno ricordare che quando la neomamma ritorna a lavoro, e quindi al consueto stipendio, il normale addebito della rata torna in vigore.

Aspettativa per maternità

In caso di maternità è opportuno sapere che sono previsti tre possibili opzioni, ovvero un periodo:

  1. Obbligatorio
  2. Anticipato
  3. E ancora facoltativo retribuito e non.

Nel caso in cui vi sia una gravidanza a rischio, inoltre, una donna può richiedere anche la maternità anticipata. Cerchiamo adesso di capire quali sono le caratteristiche di questi tre periodi, per comprendere cosa succede allo stipendio e di conseguenza al prestito.

Maternità obbligatoria

Iniziamo subito con il dire che la maternità obbligatoria dura 5 mesi. In tal frangente lo stipendio previsto, corrisposto dall’INPS e anticipato comunque dall’azienda, è pari all’80% dello stipendio medio globale del mese precedente. Stando però a quanto previsto da diversi contratti collettivi nazionali la differenza del 20% dovrebbe di fatto essere versata dal datore di lavoro della futura mamma.

Come sono suddivisi i 5 mesi? Generalmente la maternità obbligatoria si suddivide in questo modo:

  1. Due mesi che precedono la presunta data del parto
  2. Tre mesi successivi al parto.

È opportuno sottolineare comunque che la partoriente può spostare la decorrenza di un mese, nel seguente modo:

  • Un mese prima del parto
  • Quattro mesi dopo.

Ancora. In questo periodo la rata del prestito è addebitata? La risposta a questa domanda è sì. Dal momento che il datore di lavoro continua a versare regolarmente lo stipendio.

Maternità anticipata

È possibile richiedere la maternità anticipata durante i primi 7 mesi di gravidanza nei seguenti casi:

  1. Il medico curante ritiene che le condizioni di lavoro siano pregiudizievoli per la gestazione
  2. Non sia possibile lo spostamento ad altre mansioni
  3. Per la la presenza di patologie connesse alla gestazione.

In questo caso, comunque, il trattamento economico è uguale alla maternità obbligatoria.

Congedo facoltativo

Concludiamo con il congedo facoltativo. Viene richiesto dalla neomamma dopo il congedo obbligatorio. La sua durata massima (intera o frazionata) è di 6 mesi. In tale periodo lo stipendio che viene corrisposto dall’INPS è pari al 30%.

In questo periodo, inoltre, la rata del prestito viene ricalcolata in proporzione o sospesa del tutto. Cosa succede di preciso? Il datore di lavoro informa la finanziaria o la banca che ha concesso il prestito della sospensione del pagamento della rata. Anche il piano di ammortamento quindi subisce una ripianificazione, con slittamento in avanti delle rate di rimborso e della conclusione del prestito.

Vi sono limiti di tempo? Sì. Si può usufruire del congedo facoltativo entro gli 8 anni del bambino.

Infine, esiste anche un congedo di maternità facoltativo non retribuito, sfruttabile sempre entro l’ottavo compleanno del bambino. Questo congedo ha una durata massima di 6 mesi.

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